Il Rinascimento è ricordato soprattutto per gli spettacolari progressi culturali sorti in Italia con la riscoperta della cultura greca e romana. Come ci ha insegnato l’ottimo storico Carlo Marx, i fenomeni culturali sono una sovrastruttura dell’evoluzione economica.
L’origine del progresso economico che ha prodotto il Rinascimento italiano, è stata la ripresa dei commerci, anzitutto marittimi, che hanno visto protagoniste le Repubbliche marinare italiane intorno all’anno mille.
In tali città si sviluppo una nuova forma di economia che non dipendeva più dal possesso delle terre, degli uomini e delle armi, riservato ai nobili ed alla chiesa. Il suo motore era l’impresa marittima imperniata sulla “commenda” (da cui commendatore, società in accomandita, etc.): un contratto di impresa tra un armatore, che metteva a disposizione nave e capitali, ed un capitano di ventura, che forniva abilità, ingegno e, alla pari dei marinai, rischiava la sua stessa vita. L’impresa richiedeva di sopravvivere alle tempeste, allo scorbuto ed ai pirati, ben comprare le mercanzie e ben conservarle. La commenda stabiliva come i ricavi dell’impresa marittima venivano divisi tra armatore e capitano di ventura, spesso 2/3 al primo e 1/3 al secondo.
Il “venture capital” (il finanziamento dei capitani di ventura) è, quindi, nato in Italia, così come il suo motore giuridico-economico, il meccanismo di partizione dei profitti tra armatore (capitalista) e capitano di ventura (imprenditore-managment): la “commenda” oggi più nota con nomi quali: “carried interest”, “stock option”, etc.
La sostanza della commenda e dei suoi pronipoti anglosassoni, al di là delle diverse tecnicalità, è che consente di finanziare imprese innovative, singolarmente rischiose ma mediamente redditizie, premiando chi ci investe ma anche chi ci mette abilità, ingegno ed impegno. La commenda era quindi anche uno strumento di mobilità sociale, un bravo marinaio nato povero, magari anche un galeotto (dalla nave “galera”), poteva diventare capitano di ventura e poi a sua volta armatore.
L’Italia rinascimentale invento poi anche i banchieri e le banche, i Medici per primi, perché il commercio richiedeva servizi di pagamento a distanza (le lettere di credito) ed infine il credito stesso, inizialmente per finanziare le imprese belliche dei sovrani (“Banking on the State” P. Alessandri, A.G. Haldane, Bank of England, 2009).
La commenda fece fiorire il Rinascimento quindi, ma divenne però un modello di impresa sempre più trascurato: a Venezia la aristocrazia la abolì proprio perché favoriva troppo la mobilità sociale, via via abbandonò le imprese marittime ed arretro nell’entroterra, condannandosi (nelle sue splendide ville Palladiane) e condannando l’intera Repubblica, alla decadenza. Arrivò quindi la controriforma, la cultura del passato diventò da stimolo a freno, il pensiero nuovo (G. Galilei) si dovette arrendere a quello consolidato (Aristotele, etc.) e la fiaccola del progresso economico e civile fini nelle mani mai più italiane di altri paesi tedofori (Francia, Inghilterra, USA, forse domani Cina).
Si può quindi sostenere che la commenda, il finanziamento dei capitani di ventura, è stato la causa dell’origine e del declino del Rinascimento italiano. Ci si può anche spingere a sostenere che il modello vincente dell’economia anglosassone sia nato dalle imprese dei pirati sulle nuove rotte atlantiche, e che tuttora risieda nella sua capacità di finanziare pirati, sia pure oggi informatici, finanziari o bravi nel vendere tecnologie sviluppate con i soldi dei contribuenti (M. Mazzuccato).
Il buon economista Carlo Marx prevedeva un futuro di marginalità decrescenti e quindi un futuro con una nuova classe dominante perché proprietaria del capitale, in luogo di quella precedente, proprietaria delle terre, degli uomini e delle armi. L’evoluzione economica del secondo ‘800, basata sull’industria pesante, induceva a sottostimare il dinamismo delle marginalità dovuto al ruolo degli imprenditori (i capitani di ventura di oggi), poi rivalutato nella teoria economica da Schumpeter ed oggi di percezione comune, grazie agli eroi dell’economia contemporanea: Bill Gates, Steve Jobs, & Co.
Il vortice della quotidianità ci immerge in un flusso di idee e parole d’ordine (start up, early stage, capital union, industrial renaissance, etc.) che devono apparire sempre estranee e nuove, quasi obbligatoriamente inglesi, per catturare la nostra attenzione.
Questo piccolo scritto (o “paper” se più “trend”) vuole sottolineare che l’attenzione posta dalla Regione Lazio alle misure per il finanziamento del rischio imprenditoriale non deriva dalla volontà di seguire acriticamente le mode (o “trend” se più “trend”) e le raccomandazioni europee, e che sotto la patina del nuovo spesso si nascondono i cicli della storia (G.B. Vico).
In particolare la ricetta europea per il finanziamento delle imprese innovative, troppo difficili da valutare per il credito bancario, non è affatto nuova ne estranea alla nostra cultura, è solo una commenda al quadrato: l’investitore pubblico riconosce una maggior quota dei profitti agli investitori privati (armatori) che investono con lui in nuove imprese, ed gli investitori privati fanno altrettanto con i gestori dei fondi di Venture Capital e gli imprenditori (capitani di ventura).
Un meccanismo di partizione dei profitti che è l’origine del primato globale dell’Italia nel Rinascimento e quindi un più che sperimentato strumento per favorire l’auspicata svolta strutturale della produttività della nostra economia (o “turnaround” se più “trend”).