Perché non sappiamo prendere (errata “spendere”) i fondi europei

Questo scritto è rivolto a chi ritiene che le politiche pubbliche siano importanti per il futuro dei nostri figli e che una pubblica amministrazione ben funzionante sia l’infrastruttura fondamentale per la competitività e lo sviluppo di una comunità…
La nostra macchina politica ed amministrativa è stata disegnata nel dopoguerra e si è adattata in un epoca di robusta crescita quando una certa inefficienza ed inefficacia della spesa pubblica era tollerabile, come ora nei paesi in fase di deciso sviluppo…
Questo scritto però è rivolto a chi vuole capire un po’ più da vicino i meccanismi che formano la spesa pubblica italiana… Il pretesto è una analisi dei problemi e dei ritardi che l’Italia dimostra irriducibilmente, da quasi 50 anni, nello “spendere i fondi europei”.
La gestione dei fondi europei, infatti, dovrebbe essere una imperdibile occasione per confrontare i meccanismi che producono la spesa pubblica italiana con quelli degli altri paesi europei, considerando che le regole sono ormai molto omogenee, …
Ad una qualsiasi azienda privata non parrebbe vero potere “spiare” come funzionano le aziende concorrenti e copiare le soluzioni che possono rendere più efficiente ed efficace il proprio processo produttivo. Nessuno mai in Italia ha invece pensato di utilizzare l’esperienza della gestione dei fondi europei per importare “buona burocrazia” dagli altri paesi, anzi spesso reagiamo con uno dei nostri altrimenti rari, soprassalti di lesa sovranità quando le istituzioni europee ci consigliano e poi ci obbligano ad adottare delle minime regole di sana gestione finanziaria.
D’altra parte per la maggiore parte degli italiani l’idea stessa di una “buona burocrazia” appare una contraddizione in termini (a meno di non pensare alla Svizzera)….

Leggi tutto

 

Lascia un commento