Ci si potrebbe quindi chiedere: ma perché non copiamo dagli altri paesi? Perché non chiamiamo a dirigere l’Agenzia di Coesione un finlandese, un danese, un qualsiasi dirigente pubblico europeo che abbia ben utilizzato i Fondi Strutturali nel suo paese?
Sarebbe una ottima idea ma non sufficiente. Il problema non è stato creato da una sola persona e non si risolverebbe con una sola persona. La soluzione per prendere i Fondi Europei è anzitutto la programmazione pluriennale, ma la politica e la pubblica amministrazione italiana ama improvvisare.
E’ proprio un amore viscerale, e come se ad un artista si chiedesse di copiare lo stile di un altro artista, riproporre cose che già hanno funzionato è infamante, una vergogna insopportabile per i politici ed i burocrati italiani. Quando le 74 AdG dei PO italiani hanno una difficoltà ad interpretare una norma chiedono 74 pareri legali a 74 diversi luminari delle scienze giuridiche (o forse qualche volta agli stessi che certo non hanno alcun interesse a farlo notare).
D’altra parte è da qualche decennio che l’Europa ci suggerisce di “riusare” i programmi informatici che hanno dato buona prova di se in un qualche ufficio della pubblica amministrazione, per esempio nella ASL X. Il problema è che tutti i dirigenti informatici delle altre ASL così ammetterebbero che il loro collega della ASL X è più bravo di loro. Forse a qualcuno potrebbe anche venire in mente che il dirigente dell’informatica della ASL X dovrebbe anche guadagnare più di loro.
E’ la Commissione Europea stessa che ci dice che o i Fondi Strutturali sono usati per cofinanziare una programmazione che esiste, a prescindere dai Fondi stessi, oppure tanto vale non prenotare risorse del bilancio europeo per “cose” che non riusciremo mai a realizzare. Questa regola, nota nella Spectre con l’esoterico nome di “Condizionalità ex ante”, è stata rafforzata nel ciclo 2014-2020, tanto è vero che molti PO non possono finanziare infrastrutture per il trasporto perché manca una programmazione di settore.
Vediamo perché la programmazione è così indispensabile per ottenere il rimborso della nostra quota del bilancio Europeo.
Prendiamo un paese normale che ha una programmazione per uno degli obiettivi cari alla politica comune europea, per esempio lo sviluppo dell’energia rinnovabile. Questo paese stanzia normalmente sul suo bilancio, 50 milioni di Euro l’anno con l’obiettivo di realizzare, nei successivi tre anni, 50 impianti di produzione di energia rinnovabile (1 milione l’uno, a preventivo).
Anche in questo paese non tutte le ciambelle vengono con il buco: mediamente il 20% dei progetti non viene avviato per un problema o l’altro. Quelli che rimangono vengono a costare un 20% meno del previsto per effetto dei ribassi d’asta in sede di gara (800.000 Euro l’uno, a consuntivo) e, sempre mediamente, un 25% dei progetti avviati ha difficoltà ad essere ultimato nei tre anni utili per richiedere il rimborso dei Fondi Strutturali.
Il paese normale non si inventa nulla di speciale per “spendere” i Fondi Strutturali. Non istituisce un Ministero o un Agenzia apposita, non fonda delle logge esoteriche, ma usa queste risorse per raddoppiare la propria ordinaria programmazione dei prossimi 3 anni (300 mil. = 150 mil. propri + 150 mil. di Fondi Strutturali). Vediamo che succede:
Alla fine del periodo il nostro paese normale ha speso solo i 150 mil. oggetto di rimborso dei Fondi Strutturali ed ha impegnato il proprio bilancio per altri 50 milioni per dei progetti non conclusi in tempi utili. Altri 100 milioni li ha programmati ma non sono mai diventati spesa nemmeno potenzialmente, perchè non si sono mai stipulati dei contratti tra la Pubblica Amministrazione e potenziali fornitori e creditori, e potrebbero essere riutilizzati per finanziare altri 100 progetti nell’anno 4.
L’Italia riesce di solito a recuperare in zona Cesarini più o meno tutti i rimborsi che le spettano dal bilancio Europeo, infilando nella rendicontazione da inviare a Bruxelles un po’ di fatture quietanzate relative a progetti già ultimati, i cd. “progetti sponda” (ora “retrospettivi” nel gergo della Spectre).
Questo escamotage fa infuriare la Commissione Europea che vuole che i progetti siano selezionati mediante dei criteri coerenti con degli obiettivi concordati. La Commissione sa bene che occorre un parco progetti iniziale più ampio di quello che è disponibile a rimborsarci, ma vuole che tale parco ampiamento sia fatto fin dall’inizio con le regole di selezione concordate (cd. “overbooking” nel gergo della Spectre) e non frutto di improvvisazione finale quando nella rendicontazione va a finire un po’ di tutto.
In Italia si è tentato di affiancare delle risorse di bilancio statale, il cd. “FAS” (Fondo Aree Sottoutilizzate) ora forse “FSC” (Fondo di Sviluppo e Coesione), alla Programmazione Europea ma anche, e non solo, con il fine di mettere in sicurezza l’ottenimento dei rimborsi che ci spettano dal Bilancio Europeo (facendo overbooking). Le altre finalità hanno preso il sopravvento e ben poco FAS è stato effettivamente utilizzato per creare un parco progetti più ampio di quello da presentare a rimborso, ultimato entro i termini previsti.
Nonostante 50 anni di esperienza di gestione dei Fondi Europei continuiamo a non preoccuparci per tempo che i progetti ultimati entro i termini previsti non saranno mai il numero iniziale ed il loro costo medio è inevitabilmente inferiore a quello oggetto del finanziamento originale! I ribassi d’asta sono per loro natura riduzioni del costo e le varianti in aumento, come ben sanno le AdG e di recente ha scoperto anche l’Autorità Nazionale Anti Corruzione, raramente sono in regola con il diritto della concorrenza e degli appalti.
Più in generale ci sono molti eventi che possono far diminuire il numero o il costo medio dei progetti ultimati entro i tempi, rispetto quelli selezionati inizialmente. Imprese che non realizzano o realizzano solo in parte gli investimenti sostenuti da contributi pubblici, corsi di formazione che vengono disertati dagli alunni, etc.
Per i legislatori, però, sembra sempre sorprendente che non tutte le ciambelle vengono con il buco.
E’ pertanto assolutamente necessario trovare delle risorse per fare dell’ “overbooking”, ma creare un fondone statale, da governare insieme alle Regioni, è il modo più difficile per farlo. Le risorse sono poche e gli appetiti sono tanti, l’eterogeneità dei fini della cd. Programmazione Unitaria del FAS ha ridotto questo Fondo ad essere usato come il “bancomat” del Governo.
Quello che ci insegna il nostro paese normale (e ci dice saggiamente, sia pure nel suo linguaggio incomprensibile ai profani, la Commissione Europea con le cd. Condizionalità ex ante) è che dovrebbero essere i Fondi Strutturali, piuttosto, a fare da “overbooking” alla programmazione statale e regionale, rinforzando le voci opportune dei rispettivi bilanci e rendicontando al bilancio europeo i progetti venuti con il buco.
Questo richiede però una programmazione ordinaria in linea con gli standard europei. Quello che potremmo saggiamente fare fin da ora è, perlomeno, porsi la domanda “ma questo progetto che stiamo finanziando con risorse pubbliche nazionali o regionali, potrebbe essere inserito nel parco progetti rimborsabile dal Bilancio Europeo?”.
Dal 2007 l’Italia ha finanziato una moltitudine di impianti fotovoltaici, garantendo un prezzo di vendita incentivante dell’energia pulita prodotta nei successivi 20 anni. La differenza tra il prezzo garantito (il cd. “conto energia”), tale da rendere redditizio questo tipo di investimento, ed il normale prezzo riconosciuto ai produttori di elettricità, è stata posta a carico delle tariffe che gli utenti pagheranno fino al 2030.
C’è chi dice che questi prezzi incentivati sono troppo alti e che questa politica ha prodotto un aumento dei costi dell’energia elettrica che per i prossimi decenni peserà sui bilanci familiari e renderà poco competitive le nostre imprese (circa 10 miliardi l’anno). Giusta o sbagliata che sia stata questa politica, qui si vuole solo sottolineare che nella programmazione 2007-2013 erano stati allocati circa 17 miliardi con la medesime finalità. Miliardi che sono risultati molto difficile da spendere anche per effetto dello spiazzamento prodotto dalle politiche nazionali non prese in considerazione nella programmazione europea, ed in particolare proprio dal conto energia per il fotovoltaico.
In un paese normale si sarebbe presa in considerazione l’idea di farsi rimborsare dall’Europa una parte degli incentivi del conto energia, “spendendo” questa quota di Fondi Strutturali con estrema facilità ed alleggerendo un poco il peso che avranno cittadini ed imprese sulle bollette energetiche per decenni. In Italia, però, a nessuno è venuta in mente questa possibilità, i seguaci della “loggia conto energia” e quelli della “loggia dei Fondi Strutturali” praticano culti esoterici diversi e anche se sono tutti pagati dal Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente, non si parlano tra di loro.