I regolamenti comunitari sui Fondi Strutturali prevedono che ogni PO abbia un Autorità di Gestione (AdG), una Autorità di Certificazione (AdC), una Autorità di Audit o di Controllo (AdA), un Comitato di Sorveglianza ed un Tavolo di Parternariato. Non ci sono per fortuna 242 Autorità (3 Autorità per gli 81 PO), normalmente le Autorità di Certificazione e di Audit sono una per Regione o Ministero, e seguono più di un PO.
L’Autorità di Gestione è quella che deve fare la maggior parte del lavoro ed è il referente principale della Commissione Europea. E’ di norma un alto dirigente della Regione o del Ministero, gli unici dirigenti pubblici che hanno degli obiettivi da raggiungere e delle regole da seguire che non possono essere rinegoziate a piacere con il politico di turno. Gli unici, come si è detto, a cui non basta fare uscire dei titoli sui giornali ma che sono obbligati a finire le “cose” per cui si spendono i soldi pubblici, per avere questi benedetti rimborsi dal bilancio europeo.
Ovviamente l’Autorità di Gestione non è solo una persona, ha bisogno di una organizzazione e di specifici servizi per funzionare e per questo può spendere il 4% del valore del PO per acquistare dell’”Assistenza Tecnica”.
Visto che le altre risorse finanziarie pubbliche sono sempre di meno, è lecito immaginare che nelle Amministrazioni Pubbliche titolari dei PO, gli uffici dell’AdG si irrobustiscono sempre più e lì si vadano a concentrare le persone più capaci di una amministrazione. Succede invece l’inverso.
Da un lato le “piante organiche” nelle pubbliche amministrazioni si fanno con lo specchietto retrovisore, siccome in quella Direzione c’erano nel passato 60 dipendenti di cui 10 addetti al protocollo così deve essere per sempre, fa niente che il budget di quella Direzione si è dimezzato, fa niente che con la Posta Elettronica Certificata il protocollo è stato automatizzato. Mai un politico o un dirigente sosterrà che può fare a meno di qualche dipendente rispetto al passato, significherebbe ammettere che conta meno di prima.
Dall’altro lato i trasferimenti tra uffici nella pubblica amministrazione si fanno su richiesta dei lavoratori. Perché mai un lavoratore dovrebbe andare a lavorare negli uffici dell’AdG dove le “cose” si devono finire entro tempi inderogabili?
La gran parte delle AdG, quindi, un po’ perché costrette e un po’ per avere l’agilità e le professionalità specialistiche che comunque spesso non esistono (ma in 50 anni magari si potevano formare), hanno nel corso del tempo costruito delle organizzazioni parallele, fatte di società partecipate, consulenti esterni e lavoratori precari a vita (o di 6 anni in 6 anni). Sono queste organizzazioni parallele, una sorta di “SPECTRE”, che scrivono gli atti amministrativi (progetti, bandi, graduatorie, atti di liquidazione, etc.) che sono necessari per ammonticchiare tutte quelle fatture quietanzate da spedire ogni fine anno a Bruxelles.
Ci sono anche dei documenti particolari da fare per seguire le specifiche regole europee: la Valutazione ex ante del PO (cd. VEXA), la documentazione necessaria per fare effettuare la Valutazione Ambientale Strategica (cd. VAS), la valutazione ex ante degli strumenti finanziari (cd. VEXA SF), i Rapporti Annuali di Esecuzione (cd. RAE), l’analisi costi e benefici dei grandi progetti, etc. Poi servono persone capaci di alimentare i sistemi informatici che consentono il dialogo con la contabilità del bilancio europeo.
In verità non si tratterebbe di documenti così particolari. Che ci sia una valutazione redatta da un tecnico esperto indipendente sul fatto che un certo ammontare di fondi pubblici sia ben allocato per fare delle cose utili alla popolazione, dovrebbe essere normale. Probabilmente in altri paesi lo è, e probabilmente è anche per questo che sono più bravi di noi a prendere i Fondi Europei.
Prendiamo il caso delle risorse destinate a ridurre i consumi energetici. L’Europa ci chiede di sapere quanti progetti abbiamo finanziato, quanto abbiamo effettivamente speso per questi progetti e di quante Tonnellate Equivalenti di Petrolio (TEP) abbiamo ridotto i consumi energetici.
Non sembrerebbe poi così difficile, ma questa ultima domanda è una follia per gli uffici che si occupano normalmente di politiche energetiche, finche hanno speso soldi pubblici nazionali e regionali nessuno glielo ha mai richiesto. Non sono attrezzati a rispondere a queste curiose domande, deve intervenire la “SPECTRE”!
Anche a livello di governo centrale non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di creare delle strutture parallele. L’AGEA per l’agricoltura (FEASR), Tecnostruttura per il capitale umano (FSE) ma soprattutto il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e Coesione (DPS) per il FESR, fisicamente immobile in un bell’immobile di Via Sicilia a Roma, ma spostato varie volte dal Ministero dell’Economia a quello dello Sviluppo Economico e con tentazioni di portarlo sotto il diretto controllo della Presidenza del Consiglio.
Da quasi mezzo secolo il DPS è sotto il controllo del Dott. Fabrizio Barca, anche Ministro del volatile Ministero per le Politiche di Coesione creato per lui dal Governo Monti, fintanto che lo stesso Ministro, ex capo di Dipartimento, ha deciso di creare l’Agenzia di Coesione che dovrebbe assumere molte delle funzioni in precedenza assegnate alla sua precedente creatura, il DPS.
IL FESR (Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale) rimborsa aiuti alle imprese ed appalti per opere pubbliche di svariata natura. A differenza del FEASR e del FSE per cui è facile individuare i Ministeri o gli Assessorati regionali competenti (quelli per l’agricoltura e la formazione ed il lavoro), ai finanziamenti del FESR aspirano una pluralità di Ministeri e di Assessorati: quelli per lo Sviluppo Economico e/o le Attività Produttive, per la Ricerca, per le Infrastrutture ed i Trasporti, per l’Ambiente e l’Energia, per la Cultura, per il Turismo, per la Scuola … etc.
Praticamente non c’è un centro di spesa pubblica che non possa legittimamente aspirare a prendersi una fettina di finanziamenti dei PO FESR, a maggior ragione fino a quando si continuerà a trattarli come stanziamenti invece che come rimborsi. Peraltro la controparte della Commissione Europea che si occupa del FESR, “Direzione Generale per le politiche regionali” (DG Regio nel gergo della “SPECTRE”), ha deciso che lo sviluppo urbano è molto importante fino a cambiare il proprio nome in “Direzione Generale per le politiche regionali ed urbane”. Non è, però, il cambio di carta intestata di DG Regio a destare preoccupazione ma il fatto che anche i Comuni più importanti si sono sentiti autorizzati a richiedere la loro fettina del FESR, aumentando di un terzo il già fin troppo nutrito numero di commensali al tavolo dei PO FESR.
L’Agenzia di Coesione, istituita sul più bello a cavallo tra la chiusura del ciclo 2007-2013 e l’avvio del ciclo 2014-2020, ha una direttrice ed un regolamento ma nemmeno un sito internet, un po’ di personale proveniente dal DPS e, in generale, non pare agire un gran che. La esperta direttrice del DPS nel frattempo è stata spostata ad altro incarico, non c’è un Ministero di riferimento e le 81 Autorità di Gestione affrontano in modo sparso, come l’armata Brancaleone, i doveri previsti nelle 12.000 pagine che ci siamo scritti ed i capricci di DG Regio.
Questo scritto ha l’ambizione di allertare l’opinione pubblica italiana di come sarebbe relativamente semplice avvicinare la nostra efficienza nell’utilizzare i Fondi Strutturali a quella della Polonia o della Lituania (sigh!).
Nel peggiore dei casi, però, potrà risultare un utile guida per gli archeologi che in un lontano futuro dovessero trovarsi ad interpretare dei papiri ritrovati presso alcune rovine in Via Sicilia a Roma, del tenore “L’Adg del PO ha incontrato l’Ada per discutere delle osservazioni di DG Regio sulla Vexa SF, laddove la RIS non sembra essere tenuta in debito conto nei criteri di selezione approvati dal CdS per l’azione 3.6.2. L’AdA ha convenuto che per gli SF, nell’ambito dell’ OT 3, il rispetto della RIS non è obbligatoria ma va comunque tenuta in conto, per cui si è impegnata a concordare un Piano di Azione con l’AdG che consenta agli OI di prevenire eventuali correzioni finanziarie ed eventualmente implementare specifiche azioni del PRA”. Tali archeologi potrebbero scoprire così che il PRA non è il “Pubblico Registro Automobilistico” ma il “Piano di Rafforzamento Amministrativo” (documento richiesto da DG Regio alla sola Italia nell’illusione che con un documento la nostra Pubblica Amministrazione possa finalmente acquisire standard occidentali).